Il rum è un intreccio di storie, tra Caraibi e Sud America, che profuma di canna da zucchero e botti secolari. In ogni sorso si celano racconti di maestri artigiani, tecniche antiche e tradizioni che attraversano generazioni. Tra i protagonisti di questa grande epopea del rum, si distingue Santa Teresa, storica hacienda venezuelana che dal 1796 produce alcuni dei distillati più raffinati al mondo. Come rivela il suo brand ambassador Andrea Pomo suggerendo il modo corretto per degustarlo in 5 passaggi essenziali.
Santa Teresa 1796, la degustazione in 5 step
Dalla Valle d’Aragua, dove secondo la tradizione «è sempre primavera», l’Hacienda Santa Teresa 1796 realizza un rum che fonde l’eredità di oltre due secoli di distillazione con un approccio produttivo unico. Con un bassissimo contenuto di zucchero (solo 2.9 grammi per litro) e nessuna aggiunta di caramello, Santa Teresa 1796 rappresenta l’essenza più pura del rum a base melassa, offrendo quello che Andrea Pomo definisce «piacevolmente secco». Ma come si degusta correttamente un rum di questa complessità?
1 – Scegliere il bicchiere
La scelta del bicchiere è fondamentale per apprezzare appieno le qualità di Santa Teresa 1796 in ogni momento. «Il liquido deve esprimere tutte le sue note aromatiche», spiega Pomo raccontando che per questo la scelta ricade su due opzioni. «Un tumbler basso o il bicchiere tipo snifter vanno bene per assaporare 40-50 millilitri di un blend invecchiato dai 4 ai 35 anni come Santa Teresa 1796. Per chi preferisce invece aggiungere del ghiaccio, «il classico rock glass sarà perfetto. Anche questa è una scelta di servizio che si adatta alle preferenze personali senza mai compromettere la qualità della degustazione».
2 – Come degustare il rum: osservare il liquido

L’assaggio di Santa Teresa 1796 è un percorso attraverso i sensi che merita tempo e attenzione. «Osservate il suo colore ambra scuro nel bicchiere, facendolo ruotare delicatamente e per pochi secondi apprezatene la consistenza. Durante la maturazione in botte, il legno rilascia sostanze che modificano la texture del distillato. Questa si riconosce dalla formazione di gocce spesse, o lacrime, che scendono lentamente all’interno del bicchiere andando a sottolineare un’alta viscosità del rum, caratteristica tipica di quelli più invecchiati».
3 – Respirare lentamente il rum
Dopo l’osservazione si deve avvicinare il naso al bicchiere. «Fatelo con calma. Prendetevi almeno 3 o 4 secondi per respirare Santa Teresa 1796. Durante questo tempo sprigionerà un bouquet unico. Scoprte le note di frutta disidratata e frutta secca che si intrecciano con quelle eleganti del legno», prosegue il brand ambassador.
4 – Come degustare rum: sorseggiare piano

Solo dopo questi gesti preliminari, procedete con piccoli sorsi: «Con Santa Teresa 1796 il palato si apre a un’armonia di sapori dove nocciola, albicocca e prugna danzano insieme alla vaniglia, la cannella e al cioccolato fondente. Mentre sullo sfondo si percepiscono delicate note di miele, pepe, castagne e cuoio. Un profilo complesso che nasce dal metodo Triple Aged Solera, un sistema di invecchiamento unico che prevede tre passaggi. Prima in botti ex-bourbon, poi in quelle che hanno contenuto whisky scozzese, e infine nei barili di rovere francese. Il risultato al palato sarà, al primo sorso, quello di un rum intenso ed elegante, e nei successivi di un distillato in cui ogni elemento trova il suo spazio in un equilibrio perfettamente bilanciato e mai stucchevole».
5 – Rispettare la temperatura secondo i gusti
Ovviamente nella degustazione del rum la temperatura è fondamentale. L’ideale è 18°C, punto di partenza per apprezzarne ogni sfumatura. Non serve «il vecchio rituale di riscaldare a lungo il bicchiere tra le mani», rivela Pomo. «Infatti, bastano pochi istanti per permettere al calore naturale di portare il distillato alla temperatura perfetta per la degustazione. Per me, la temperatura ambiente va bene, ma sono anche un fan dell’aiuto del freddo», insiste l’esperto.
Una filosofia moderna e pragmatica, che si adatta a tutte le stagioni: «Nei mesi invernali la scelta classica da prediligere è quella del calore naturale in cui Santa Teresa 1796 rivela tutta la sua complessità, permettendo agli aromi di svilupparsi naturalmente nel bicchiere. In estate invece ci può stare anche un po’ di ghiaccio. Questa flessibilità dimostra come Santa Teresa 1796, pur mantenendo la sua identità di rum premium, sappia adattarsi ai diversi momenti di consumo di chi vuole esplorarne ogni sfumatura aromatica».
Assaporare le limited edition di Santa Teresa 1796

Per apprezzare appieno l’universo Santa Teresa 1796, si può seguire un percorso di degustazione preciso. «Si parte dal classico 1796, il protagonista che con i suoi 40 gradi permette di comprendere l’essenza pura del rum venezuelano. Dopo aver esplorato questa espressione base, ci si avventura nella degustazione dello Speyside Whisky Cask Finish che, con i suoi 46 gradi e 13 mesi di affinamento in botti ex-whisky scozzesi, aggiunge nuove dimensioni al profilo aromatico originale», consiglia il bartender.
Il viaggio si completa con l’altra limited edition Arabica Coffee Cask Finish, sempre a 46 gradi, dove «il nostro 100% mono origine arabica di nostra produzione crea un finale sorprendente che rivela le radici più profonde dell’hacienda che nacque anche come produttrice di caffè. Una progressione studiata per permettere al palato di cogliere le sfumature uniche di ogni espressione, apprezzando come ogni finish arricchisca il carattere distintivo di ogni rum firmato Santa Teresa», parola di estimatore.
Immagini courtesy Santa Teresa 1796, credits Benedetta Bressani
Articolo realizzato in collaborazione con Bacardi Group